Casa Rossa di Alfredo Panzini

1 Via Pisino Bellaria-Igea Marina


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La Genesi di un Rifugio Personale

 

Alfredo Panzini edificò la sua piccola casetta, la futura Casa Rossa, non solo per offrire pace a sé stesso e ai suoi cari – un lusso, come egli stesso ammise – ma anche per dare asilo a vecchie masserizie, testimoni errabondi della sua vita. Questa dimora divenne un ricovero per oggetti carichi di storia, tanto che la sua camera da letto assomigliava a una bottega da rigattiere. Eppure, all'alba, la luce che invadeva la stanza portava con sé una gran letizia e un senso di gratitudine da parte di quelle stesse "vecchie cose".

 

La Costruzione e l'Aspetto della Casa Rossa

 

La costruzione della Casa Rossa, così chiamata per il colore del suo intonaco, iniziò nel 1906. Panzini, spinto dai guadagni delle sue prime opere, volle una villa a Bellaria, luogo di villeggiatura familiare. Situata al confine nord di Bellaria Igea Marina, vicino alla ferrovia Rimini-Ravenna, questa casa a due piani più seminterrato era allora un edificio solitario, immerso nella natura. La sua posizione su una duna le conferiva un'aria monumentale rispetto alle costruzioni rurali circostanti, tanto da essere soprannominata in dialetto “e palàz”. L'architettura, semplice e sobria, richiamava le case cantoniere e i primi villini vacanzieri della zona. La proprietà includeva una dependance per gli ospiti e un ampio parco-giardino mediterraneo.

 

Un Polo Culturale e Familiare

 

La Casa Rossa non era solo una residenza estiva, ma un vero e proprio laboratorio artistico per Panzini e centro amministrativo delle sue terre. Divenne un osservatorio privilegiato sul mondo rurale, spesso scenario dei suoi racconti. D'estate, si trasformava in un vivace centro culturale, frequentato da illustri letterati e artisti come Alfredo Oriani, Marcello Dudovich e Filippo De Pisis. La moglie di Panzini, Clelia Gabrielli, pittrice, contribuiva a quest'atmosfera organizzando incontri e arricchendo la casa con le sue opere. Fino al 1938, Panzini visse qui i suoi momenti più felici e produttivi.

 

Vicissitudini Storiche e Rinascita

 

La quiete della Casa Rossa fu interrotta dalla Prima guerra mondiale, quando nel 1917 fu requisita per ospitare i profughi di Caporetto. Anche la Seconda guerra mondiale lasciò il segno: nel 1944 subì bombardamenti, ma resistette quasi indenne. Nel 1976 i figli la vendettero a privati. Dopo lunghe trattative, nel 2004, grazie al contributo della Fondazione Carim, il Comune ne divenne proprietario. Il restauro del 2006 ha riportato alla luce le pitture parietali originali. Nel giugno 2007, la Casa Rossa è stata finalmente aperta al pubblico come museo.

 

Fonte immagine: http://www.casapanzini.it/it/museo.html


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